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Questa discussione ha avuto 77 risposte

#31 Salvador

Salvador

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Inviato 31 dic 2012 - 01:26

Bellissimo articolo. La prima parte è perfetta.
"Tutte opinioni degne di rispetto, ma la mia convinzione oltre che dalla bravura di Loi, deriva anche dai titoli e dai numeri della sua carriera professionistica. E’ stato, lui con la statura di un peso piuma, campione d’Italia dei leggeri, campione d’Europa dei leggeri, campione d’Europa dei welter e campione del Mondo dei superleggeri (o welter junior come si chiamava allora tale categoria). In 15 anni di carriera professionistica ha disputato ben 126 incontri, pareggiandone 8 e perdendone solo tre, peraltro vendicati nella rivincita.
Ha incontrato il fior fiore dei campioni dell’epoca, che sembravano a differenza di oggi nascere come funghi. Parliamo di gente come Glen Flanagan, Ray Famechon, Seraphin Ferrer, Orlando Zulueta, Fred Galiana, Houacine Khalfi, Idrissa Dione, Felix Chiocca, Wallace Smith, Billy Collins, Al Nevarez, Carlos Ortiz, Eddie Perkins. Per non parlare degli italiani: Ernesto Formenti, Mario Ciccarelli, Emilio Marconi, Bruno Visintin, Giancarlo Garbelli, Fortunato Manca. Tutta gente appartenente al gotha del pugilato di tutti i tempi".
A proposito di Hall Of Fame, sarebbe ora che eleggessero anche Arcari.

#32 Mark

Mark

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Inviato 31 dic 2012 - 02:50

molto bello!

#33 Salvador

Salvador

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Inviato 31 dic 2012 - 03:00

Bellissimo anche l'articolo su Everett, Erik; l'ho letto solo ora. Complimenti.

#34 Mark

Mark

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Inviato 31 dic 2012 - 03:03

sto thread è molto utile!! si scoprono molte cose

#35 Smokin Rose

Smokin Rose

    affermato :.

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Inviato 31 dic 2012 - 10:49

Bellissimo articolo. La prima parte è perfetta.
"Tutte opinioni degne di rispetto, ma la mia convinzione oltre che dalla bravura di Loi, deriva anche dai titoli e dai numeri della sua carriera professionistica. E’ stato, lui con la statura di un peso piuma, campione d’Italia dei leggeri, campione d’Europa dei leggeri, campione d’Europa dei welter e campione del Mondo dei superleggeri (o welter junior come si chiamava allora tale categoria). In 15 anni di carriera professionistica ha disputato ben 126 incontri, pareggiandone 8 e perdendone solo tre, peraltro vendicati nella rivincita.
Ha incontrato il fior fiore dei campioni dell’epoca, che sembravano a differenza di oggi nascere come funghi. Parliamo di gente come Glen Flanagan, Ray Famechon, Seraphin Ferrer, Orlando Zulueta, Fred Galiana, Houacine Khalfi, Idrissa Dione, Felix Chiocca, Wallace Smith, Billy Collins, Al Nevarez, Carlos Ortiz, Eddie Perkins. Per non parlare degli italiani: Ernesto Formenti, Mario Ciccarelli, Emilio Marconi, Bruno Visintin, Giancarlo Garbelli, Fortunato Manca. Tutta gente appartenente al gotha del pugilato di tutti i tempi".
A proposito di Hall Of Fame, sarebbe ora che eleggessero anche Arcari.

Se hanno messo Gatti (nulla toglie al suo coraggio), Arcari ha le carte in regola. A gia, non tutte, non è americano...
Mazzinghi è insindacabile che debbano metterlo.
Scusate l'off topic

"Free Salvador" tessera numero 6

 


#36 Erik

Erik

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Inviato 31 dic 2012 - 14:54

Bellissimo anche l'articolo su Everett, Erik; l'ho letto solo ora. Complimenti.

Grazie !!!

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November, 1942

 

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Omaha Beach


#37 Erik

Erik

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Inviato 02 gen 2013 - 16:05

Questo 'gioiello biografico' e' dedicato ad un altro fighter straordinario morto in circostanze poco chiare

TIGER FLOWERS

Il nome più contraddittorio nella storia della boxe – Tiger ad indicarne le movenze feline e la rapidità di esecuzione sul ring, Flowers quasi a volerne sottolineare il carattere mite e l’insolita devozione alla Bibbia – ma anche uno dei più grandi pesi medi di tutti i tempi, capace di farsi strada in un’epoca in cui giganteggiavano personaggi del calibro di Harry Greb e Mickey Walker e di diventare il primo afroamericano campione del mondo dagli anni turbolenti di Jack Johnson. L’odiosa segregazione razziale nel sud degli Stati Uniti e la morte prematura all’età di 32 anni gli hanno impedito di ottenere la fama e la ricchezza che avrebbe meritato ma non gli hanno sottratto un posto di prestigio nella storia di questo sport accanto agli immortali del ring ai quali strappò (Greb) e cedette (Walker) la corona dei medi. A 110 anni dalla nascita, ripercorriamo vita e carriera del grande Tiger Flowers.
In una classifica dei migliori 80 pugili “pound for pound” degli ultimi 80 anni pubblicata nel 2002 dal prestigioso mensile americano “The Ring”, occupa il 45° posto; in quella dei migliori 20 pesi medi di sempre compilata dalla stessa rivista l’anno precedente, addirittura il 7°, dietro Greb, Robinson, Monzon, Hagler, LaMotta e Burley ma davanti a fuoriclasse del calibro di Ketchel, Walker, Conn, Cerdan e Zale. Garantiscono a Tiger Flowers questo ranking lusinghiero, secondo gli editori della “Bibbia del Pugilato”, non solo e non tanto il doppio successo su Harry Greb e la sconfitta immeritata contro Walker quanto soprattutto le prestazioni offerte “all’inizio della carriera contro avversari di colore che venivano sistematicamente evitati dai promoter e dai pugili bianchi”.

Complice una frattura al braccio destro rimediata in giovane età, Flowers fu uno dei primi grandi pugili mancini della storia della boxe, preceduto in ordine di tempo dal peso leggero Lew Tendler e dai medi Al McCoy e Johnny Wilson (da lui sconfitto prima del limite nel 1924). Stando ai resoconti degli addetti ai lavori che ebbero la fortuna di vederlo combattere dal vivo, le sue qualità migliori erano la velocità di esecuzione e la continuità d’azione. Se solo la sua capacità di tenuta ai colpi, peraltro costantemente messa alla prova da avversari ben più pesanti, fosse stata altrettanto straordinaria, probabilmente la sua posizione nelle classifiche all-time sarebbe, oggi, ancor più elevata.

Theodore Flowers nacque il 5 agosto 1895 nella città rurale di Camille, in Georgia. Le notizie sulla sua adolescenza sono piuttosto scarne. Figlio di agricoltori, prese a lavorare in giovane età in un cantiere navale di Filadelfia dove si mise subito in evidenza grazie alle sue innate qualità fisiche. Di lì a breve lo ritroviamo in una palestra di pugilato di proprietà dell’ex campione del mondo dei mediomassimi Philadelphia Jack O’Brien.
Dopo lo scoppio della prima guerra mondiale, tornò in Georgia e si stabilì a Brunswick dove trovò lavoro presso un altro cantiere navale. Le sue apparizioni in palestra cominciarono a farsi sempre più frequenti e non passò molto tempo prima che un astuto manager di Atlanta, Walk Miller, decise di testarne le qualità contro un peso massimo della sua scuderia, tale Billy Hopper. “Signor Walk, lo avrei battuto se solo fosse stato un essere umano. Ma il pugile che lei mi ha fatto affrontare non è umano, è una tigre…capito, una tigre”, fu il commento di Hopper dopo quella ingloriosa esperienza. Fu così che Theodore Flowers trovò il manager ed il soprannome che lo avrebbero accompagnato per il resto della carriera.

Dopo una capatina in quel di Brunswick per verificarne in prima persona le qualità, Miller convinse quel ragazzone nero alto 1,75 m (con un allungo di ben 193 cm!) a seguirlo nella sua palestra di Atlanta, il “Decatur Street Gym”. Ben presto tra i due venne ad instaurarsi un rapporto fraterno che esulava dal semplice legame manager-pugile. Circostanza, peraltro, piuttosto insolita in un’epoca in cui le discriminazioni ed i pregiudizi razziali erano ancora molto sentiti.

Pregiudizi che ostacolarono non poco il lancio della carriera professionistica di Flowers, avvenuto quando aveva già 23 anni. Il divieto imposto nel sud degli Stati Uniti di organizzare incontri misti tra neri e bianchi lo costrinse, infatti, a misurarsi con tutti i pugili di colore che gli capitavano a tiro, scontando spesso e volentieri un enorme divario in termini di peso. Circostanza, quest’ultima, che unita alla sua indole piuttosto mite (“Detesto fare del male ai miei avversari, che succede se poi non si riprendono?”) pregiudicò la sua percentuale di successi prima del limite. Poco male: grazie alle sue innate qualità fisiche, che gli consentirono di sostenere da subito incontri di 15, 20 riprese, ai costanti miglioramenti in fase difensiva e alle eccellenti doti di incontrista, il diacono della parrocchia di Butler Street riuscì ad inanellare una serie incoraggiante di 28 successi consecutivi. Il tutto, poi, senza violare minimamente i suoi principi religiosi, visto che aveva sempre cura di portare sul ring una copia della Bibbia regalatagli dalla madre e di recitare il Salmo 144 prima del suono del gong: “Benedetto sia Dio, mia forte roccia, Egli m'addestra per la dura lotta, è mia fortezza, mio Liberator, in Lui rifugio certo trovo ognor”.

La prima battuta d’arresto arrivò nel dicembre 1921 per mano di Panama Joe Gans che replicò il successo solo quattro mesi dopo. Malgrado le successive sconfitte al cospetto del leggendario Sam Langford, di Jamaica Kid, Lee Anderson e Kid Norfolk, le sue qualità non passarono inosservate agli occhi dei bianchi che, incuriositi, iniziarono ad accorrere con sempre maggiore frequenza ai suoi match.
All'inizio del 1922, per aggirare i divieti imposti dalle leggi razziali, Flowers e Miller decisero di varcare il confine del Messico stabilendosi momentaneamente nella cittadina di Juarez. Qui il pugile della Georgia sconfisse, tra gli altri, Gorilla Jones, Frankie Carbone ed Andy "Kid" Palmer prima di far rientro negli Stati Uniti e di trasferirsi dapprima in Ohio, poi nel Michigan ed infine a New York. Fu proprio nella "Grande Mela" che nel 1924 Flowers si impose definitivamente all’attenzione degli addetti ai lavori grazie alla serie impressionante di 36 successi consecutivi ottenuti ai danni, tra gli altri, dell’ex campione del mondo Johnny Wilson e di validi avversari come Bob Lawson, James "Tut" Jackson, Jamaica Kid, George Robinson, Lee Anderson e Joe Lohman. Analogo trattamento fu riservato il 10 novembre 1924 a Jerry Hayes e Clem Johnson, messi fuori combattimento nella stessa serata sul ring di Filadelfia.

Inevitabile, a questo punto, la sfida contro il campione del mondo Harry Greb, la cui esuberante personalità, dentro e fuori dal ring, creò le premesse per quello che i giornalisti dell’epoca non esitarono a definire uno scontro “sportivo, culturale e spirituale”.
Il match senza titolo in palio tra Greb e Flowers, primo capitolo di una memorabile trilogia, si tenne a Freemont, Ohio, il 21 agosto 1924 e si concluse, cosa piuttosto consueta per quei tempi, con una “no decision”. I giornalisti presenti a bordo ring decretarono un verdetto non ufficiale di sostanziale parità (c.d. “newspaper decision”), ma vi fu chi non mancò di sottolineare le notevoli difficoltà incontrate dal campione al cospetto di un avversario assai meno esperto, arrivando addirittura a presagire un imminente passaggio di consegne. Appare, in proposito, piuttosto significativo il seguente passaggio tratto da un quotidiano dell’epoca di Toledo: “Non c’è dubbio che fra i due Greb sia il pugile più completo. Malgrado ciò Flowers ha le caratteristiche giuste per creargli problemi e batterlo in qualunque momento. Greb farebbe molto bene a stare alla larga da lui”. Un suggerimento che evidentemente non giunse all'orecchio del campione del mondo che meno di due anni dopo concesse al rivale l’agognata chance per il titolo.

Dopo il primo match con Greb, Flowers salì sul ring con una frequenza impressionante, disputando ben 90 incontri nell’arco di soli quattro anni contro tutti i migliori pugili in circolazione. Tra i tanti, il foggiano Lou Bogash, al secolo Luigi Buccasio, contro il quale registrò tre vittorie ai punti, una sconfitta per squalifica ed una "no decision".
Durante la sua permanenza a New York, Flowers fu seguito all’angolo da un nuovo allenatore, Bill “Pop” Miller, lo stesso che qualche anno dopo avrebbe forgiato un giovanissimo Ray “Sugar” Robinson nella prima parte della carriera. I risultati furono strabilianti: Flowers inanellò una serie di 52 successi a fronte di due sole sconfitte al cospetto del futuro campione del mondo dei mediomassimi Jack Delaney che, peraltro, in entrambe le occasioni, venne accusato da Walk Miller di aver utilizzato guantoni irregolari. Vere o pretestuose che fossero quelle accuse, il pugile della Georgia proseguì imperterrito nella sua ascesa e con due prestazioni convincenti contro Jock Malone e Frank Moody si guadagnò il diritto di sfidare l’ex campione dei mediomassimi Mike McTigue nella semifinale al titolo mondiale dei medi.

Al termine delle 10 riprese previste, smentendo il cartellino dell’arbitro Eddie Purviux ed il parere unanime di pubblico e giornalisti, due giudici improvvisati, Bernard Gimbel (impiegato presso i grandi magazzini) e Peter Brady (funzionario di banca), che avevano contribuito di tasca propria all’incasso della serata, poi devoluto in beneficenza, assegnarono inspiegabilmente il verdetto a McTigue. Fu solo grazie al gesto sportivo di Flowers, che si congratulò personalmente con l’avversario alla fine del match, se a bordo ring si riuscì ad evitare una protesta di proporzioni clamorose. Il verdetto apparve, comunque, talmente ingiusto che fu Flowers, e non McTigue, ad ottenere la chance iridata contro Harry Greb.
Il 26 febbraio 1926, sul ring del Madison Square Garden, al cospetto di un campione fortemente penalizzato dal distacco della retina subito cinque anni prima nel corso del match contro Kid Norfolk e da gravi problemi di peso determinati dal frequente uso di alcolici, Flowers non si fece sfuggire l’occasione e si aggiudicò una netta vittoria ai punti. Greb fu scosso nel 1° round da due precisi ganci destri, tornò gagliardamente in partita nella fase centrale del match ma dovette arrendersi di fronte all’accelerazione di Flowers nei round decisivi. A 30 anni il “diacono delle Georgia” divenne così il più anziano campione dei medi della storia ed il primo pugile afroamericano capace di conquistare un titolo mondiale dai tempi di Jack Johnson. Un evento ancor più importante in prospettiva storica ove si consideri che furono proprio quel successo e la sua ineccepibile condotta nella vita privata a gettare le basi per l’ascesa, nel decennio successivo, del grande Joe Louis.

Greb, da parte sua, reclamò una rivincita immediata ma sei mesi dopo fu costretto a cedere nuovamente ai punti al termine di 15 riprese infestate da ripetute scorrettezze nel corso delle quali, stando alla testimonianza dei giornalisti presenti, inveì ripetutamente contro Flowers (“per Dio!”) affinchè la smettesse di colpire basso. Un “invito” che seccò non poco il diacono combattente: “Signor Greb, mi metta pure un pollice nell’occhio se vuole ma non invochi invano il nome del Signore”. “Credevo scherzasse”, riferì al termine del match Greb ai reporter incuriositi. Ed invece diamine se faceva sul serio. Quel Flowers non era solo un buon pugile, era anche un brav’uomo”.

Di pari passo con la conquista del titolo mondiale arrivarono i primi guadagni di una certà entità: su sollecitazione del manager Miller, 45.000 dollari furono investiti in una lussuosa casa di Atlanta nella quale il neo-campione apparve piuttosto a disagio mentre la restante parte fu devoluta alla parrocchia di Butler Street.

Per la prima difesa del titolo, Flowers trovò sulla sua strada un altro personaggio tutt’altro che avvezzo ai Salmi della Bibbia ed alle frequentazioni religiose, l’ex campione del mondo dei welter Mickey Walker.
Il manager di quest’ultimo, Jack “Doc” Kearns, pretese che il match si svolgesse a Chicago, capitale americana della corruzione, e che la sua durata, come da regolamento locale, non superasse le 10 riprese. Contrariamente alle preoccupazioni di Kearns, fu proprio Walker a chiudere il match in crescendo al punto che Flowers finì al tappeto nel corso del 9° round. Un episodio che sembrò ai più ininfluente, visto che il match fino quel momento era stato dominato in lungo ed in largo dal campione. Ed invece, al termine delle 10 riprese previste, l’arbitro Benny Yanger sollevò il braccio di Walker decretandolo campione del mondo tra i fischi e le proteste del pubblico. La Commissione Atletica dell’Illinois avviò immediatamente un’inchiesta (pare che Kearns avesse scommesso 50.000 dollari sulla vittoria del suo assistito) ma il risultato rimase immutato. Come se non bastasse, una clausola contrattuale che garantiva a Flowers una rivincita entro 90 giorni rimase lettera morta.

Per costringere Walker a concedergli una rivincita, Flowers decise allora di puntare sul sostegno dell’opinione pubblica che non poteva restare indifferente di fronte ai suoi successi. Mise così a segno 14 vittorie consecutive, a fronte di una sola sconfitta contro il temibile Leo Lomski e di due pareggi con il futuro campione del mondo dei mediomassimi Maxie “Slapsie” Rosembloom. Nessuno poteva immaginare che il suo record complessivo di 115 vittorie (53 prima del limite), 14 sconfitte, 6 pareggi, 21 no decision ed 1 no contest sarebbe rimasto immutato.

In quel periodo, infatti, a turbare la tranquillità dell’ex campione, più che l’agognata rivincita con Walker, era un fastidioso mal di testa causato dalle cicatrici che si erano andate formando attorno al suo occhio sinistro. Su consiglio del manager, decise allora di sottoporsi ad un intervento chirurgico di routine nella clinica newyorkese del Dr. Wilfred Fraelick. Una decisione che si rivelò fatale: i postumi dell’intervento provocarono, infatti, uno stato linfatico che degenerò rapidamente portando, il 16 novembre 1927, al suo decesso. Meno di un anno prima, analoga sorte era toccata, in un ospedale di Atlantic City, all’ex rivale Harry Greb, colto da arresto cardiaco dopo un banale intervento al naso.
Malgrado i sospetti del manager Walk Miller, secondo cui la morte di Flowers fu determinata da un'overdose di etere, nessuno mai indagò sull’operato dell’equipe medica. Destarono tuttavia parecchio scalpore, agli occhi dell’opinione pubblica, gli episodi che si verificarono ad un anno di distanza: prima la scomparsa in circostanze misteriose dello stesso Miller (l’autopsia parlò di suicidio), poi quella improvvisa del Dr. Fraelick (il bollettino medico mise in rilievo la totale assenza di “malattie pregresse”), infine quella di Benny Yanger, l’arbitro del match tra Flowers e Walker, rimasto vittima di un incidente stradale.

Al funerale di Flowers accorse ad Atlanta una folla oceanica di circa 50.000 persone, delle quali oltre 7.000 si accalcarono nell’auditorium cittadino per assistere alla funzione religiosa. Passarono oltre 40 anni prima che la capitale della Georgia tornasse ad assistere ad un simile evento (in occasione della morte di Martin Luther King). Tra i tanti personaggi presenti, il re dei massimi Gene Tunney che volle rendere pubblicamente omaggio al grande campione scomparso: “Sono orgoglioso di avere avuto un amico come Tiger Flowers. La sua fede in Dio e la sua riservatezza hanno ispirato i giovani di tutte le razze, insegnando cosa voglia dire vivere onestamente, parlare educatamente e combattere in modo leale”.


Articolo a cura di Paolo Consiglio


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#38 Salvador

Salvador

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Inviato 02 gen 2013 - 18:10

Non mi è piaciuto. Le inesattezze sono diverse e di una certa gravità. L'autore omette di scrivere che la larga maggioranza degli osservatori riteneva che Greb avesse vinto il secondo match - valevole per il titolo mondiale detenuto dallo stesso Greb - e che "anche un pareggio sarebbe stato stretto al campione" (Frank Getty, United Press). Non capisco come l'autore possa scrivere che Flowers "si aggiudicò una netta vittoria ai punti". The Pittsburgh Windmill, che si era preparato per il match precedente con la solita svagatezza, si allenò molto seriamente per l'incontro di rivincita, che perse con un verdetto di Split Decision: i due giudici misero in minoranza l'arbitro. Questo verdetto è passato alla storia come uno dei furti più scandalosi di sempre, ma l'autore non lo scrive. Il pubblico del Madison protestò vivacemente, Gene Tunney - amico di entrambi i pugili - dichiarò che il verdetto era ingiusto, Greb stesso disse che, se mai aveva vinto un incontro, questo era il match appena disputato con Flowers. Il Presidente della NYSAC si astenne dall'impugnare il verdetto per timore d'essere tacciato di razzismo.
E' vero, invece, che Flowers subì a sua volta un'ingiustizia nel match con Walker: il campione avrebbe dovuto vincere ai punti, ma l'arbitro, appellandosi ad un inesistente cavillo regolamentare, si arrogò la facoltà di nominare vincitore lo sfidante, spiegando che Flowers meritava la sconfitta per aver abusato dell'abitudine di colpire con l'interno del guantone. Ammesso che ciò fosse vero, però, l'arbitro avrebbe dovuto squalificare Flowers, anziché aspettare la fine del match per decretare arbitrariamente la vittoria di Walker. La Commissione Atletica dell'Illinois condusse un'inchiesta, ma l'accordo per una rivincita appianò la questione. La rivincita non sarebbe mai stata disputata, perché Flowers, accomunato a Greb in questo tragico destino, morì sotto i ferri.
Un'altra inesattezza riguarda il primo match - senza titolo in palio - tra Greb e Flowers: il verdetto non fu una No Decision, ma fu una vittoria ai punti per Greb.
Troppe sbavature.

#39 Erik

Erik

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Inviato 16 gen 2013 - 16:20

Walter Chiari, appartiene di diritto alla categoria degli immortali, ma anche se molti non lo sanno il pugilato ha attraversato da protagonista la vita di questo grande personaggio. Nonostante le sue grandissime performance recitative, purtroppo a Chiari non venne mai riconosciuto nessun merito a livello di premi, e questa è una gravissima mancanza, per un uomo che ha dato moltissimo al cinema al teatro, ma soprattutto al pubblico italiano.
questa “chicca” a lui dedicata è di Giuliano Orlando

Mattina del 20 dicembre 1991, venerdì. Mi telefona un amico. “E’ morto Walter Chiari”. Non trovai le parole per rispondere. Mi prese un nodo alla gola e rimisi giù la cornetta. Conoscevo Walter da molti anni. Meglio dire che mi onoravo della sua amicizia, nata non a teatro ma a bordo ring. Lui era già famoso, aveva girato film e in teatro era il mattatore capace di farsi ascoltare per ore, non come attore davanti al pubblico, ma uno capitato per caso che ti racconta episodi di straordinaria normalità, facendoti ridere a ruota libera. Io, alle prime armi in quel lavoro che mi accompagna ancora oggi. Potrei sbagliare, ma credo di ricordare che il primo incontro avvenne al Vigorelli nel ’63, in occasione del mondiale di Mazzinghi contro Ralph Dupas per i medi jr. Chiesi un suo parere sul match e la risposta fu un fiume di parole. Amava la boxe quasi quanto il teatro.
Quel giorno di fine dicembre fu più triste del solito. Sapevo che non godeva di buona salute, che il cuore faceva i capricci. Un anno prima era rimasto a lungo al “Niguarda”, dopo una ischemia cerebrale. Aveva ripreso a lavorare con grande vigore, ignorando volutamente che viaggiava verso i 67 anni. Nato l’8 marzo 1924 a Verona, vero cognome Annichiarico.
L’ultimo ricovero ai primi di dicembre: un intervento al S. Carlo, per problemi vascolari derivati dall’ernia. Non ci avevo capito molto. Era uscito apparentemente senza conseguenze, col solito sorriso e la fiducia nel domani. Avevo chiesto notizie a Gino Bramieri, altro personaggio fantastico – lo sapevate che anche il Gino fece esperienza di ring nella stessa palestra? Tre incontri da dilettante: due vittorie e una sconfitta per ko. Mi raccontò: “L’avversario pareva un bamba, lento e tutto chiuso. Pensavo di metterlo giù. Invece all’improvviso mi rifila una ‘saponetta’ che mi ha fatto dormire un giorno. Meglio il teatro, ma quando andavo a vedere Loi era come essere alla Scala” -, grande amico di Walter. Offrendomi una risposta fiduciosa: “El ga nient, tel disi mi”.
Il giorno prima della scomparsa era stato ospite del comico milanese al “Manzoni” impegnato nella commedia “Foto di gruppo con gatto”. Portando champagne e cioccolatini alla compagnia e whisky per l’amico Gino.
Walter risiedeva al “Residence Hotel Siloe” in zona Niguarda, Nord di Milano, complesso abbastanza anonimo. Un bilocale arredato col minimo indispensabile, cucina e soggiorno dominati da una grande poltrona davanti al televisore, vicino a dove abitavo io. Un episodio me lo renderà indimenticabile.
Giugno 1982: ricevo una chiamata in redazione, è Walter Chiari che senza troppi preamboli, come ci fossimo sentiti pochi minuti prima, per la verità ero sempre stato io a chiamarlo, spesso a vuoto, mi apostrofa così: “Complimenti Rocky Giuliano, ho visto a “Blitz” la presentazione del tuo libro “La storia della pugilato”. Addirittura Nino Benvenuti e nientepopòdimeno che Cassius Clay (lo chiamava così) come padrini, accipicchia che lusso. Gianni Minà (il conduttore e buon amico) è una potenza in queste occasioni. Sarà sicuramente un bellissimo libro, tu sei bravissimo. Peccato non l’abbia ancora potuto leggere. Quando me lo porti?”
Potrebbe sembrare incredibile, ma per far combaciare la presentazione del libro e la presenza di Clay in Italia, ero andato direttamente negli stabilimenti dove la “Longanesi” aveva la tipografia, prelevandone una decina di copie, che lasciai a Gianni, assolutamente necessarie per sveltire i vari passaggi.
Il libro, ufficialmente sarebbe uscito alcune settimane dopo. Dovetti attendere infatti parecchi giorni prima di poter entrare in possesso delle “dieci copie” che mi spettavano come autore. A quel punto chiamai Walter avvisandolo che gli avrei portato personalmente la mia “opera”.
Ci pensò qualche istante, poi fissò l’appuntamento nel pomeriggio (così mi disse) di un giorno che adesso non ricordo quale fosse. Ebbi la fortuna di trovarlo e fu quella l’unica volta che potei parlare con Walter senza interruzione, per diverse ore. L’avevo intervistato spesso al telefono, un po’ meno a bordo ring, raramente nel dopo boxe al ristorante. Una volta a Roma, in una riunione di Rodolfo Sabbatini con Monzon, nel marzo del 1972. L’indio di Santa Fè aveva fatto fuori Dennis Moyer, un americano dal buon passato e un futuro incerto, con la solita facilità e crudeltà. Irridendo l’avversario al tappeto. Walter non aveva più la faccia da ragazzino, ma quando rideva sembrava che gli anni scomparissero. Le molte rughe si aprivano e gli occhi ritrovavano gli antichi bagliori. In una cosa non cambiò mai: la loquacità. Ebbe a dire di lui Indro Montanelli, che lo conosceva assai bene: “Un tribunale serio ti darebbe trent’anni per lo sperpero che fai del tuo talento. Una bestemmia contro chi te l’ha dato, un furto ai danni del pubblico. In nessun palco del mondo ho visto un fantasista capace di “inventarsi” ogni sera”.
Negli anni ’80 le sue avventure erano ormai ricordi. I viaggi in Australia ad inseguire Ava Gardner, l’amore con Lucia Bosè, forse quello più profondo, il matrimonio con Alida Chelli e la nascita di Simone nel ’71. Andando più indietro, nel 1945/46, quando ventunenne sostiene il ruolo di boy nella compagnia di Marisa Maresca, procace soubrette che adotta e ipoteca il giovanotto in senso pieno. Non frequenta più la palestra, ma trova il tempo per scappare dalla pressione di Marisa che lo marca a tutto campo, per scivolare sul Naviglio con i canottieri dell’Olona o prendere parte al cimento invernale, sempre lungo il Naviglio Grande.
Quanti amori, professionali e sentimentali, potremmo dire. Le cronache hanno fatto incetta di nomi, oltre alle già citate: Mina, Delia Scala, Elsa Martinelli e Maria Gabriella di Savoia, fino al legame con Patrizia Caselli, una marea d’anni meno di lui, successivo al matrimonio concluso dopo meno di tre anni. Dico questo per far capire ai giovani il personaggio, unico e insuperabile. All’attivo 119 film, per 40 anni ha calcato tutti i teatri, compreso Broadway. Amava la gente, ma spesso si trovava solo e triste. L’inventore del “sarchiapone” che appassionò l’Italia degli anni ‘60 e ’70, vent’anni ruggenti in Tv, con tutte le donne più importanti del piccolo schermo. Tra l’88 e il ’90, riprende la sintonia col cinema, poi chiede strada come autore, con minore successo.
Quando andai a portargli il libro mi accolse come un vecchio amico. Lo sfogliò interessato. Commentò le foto, in particolare i grandi pugili del passato “Dovevano essere di una resistenza incredibile, che campioni Joe Louis e Marciano, straordinario Sugar Robinson, il mio preferito (anche il mio), non ci sono Spoldi e Bosisio, neppure Orlandi, peccato. Guarda Duilio, un genio del ring, bravissimi anche Benvenuti e Mazzinghi. Arcari l’ho visto poche volte in tv. Con Bossi sono amico. Lo sai che ho fatto pugilato per quattro anni?”.

Lo sapevo, me lo aveva raccontato diverse volte. Quella volta aggiunse qualcosa: “Ho trascorso la mia infanzia ad Adria (Rovigo), quando scoppiò la guerra ci siamo trasferiti a Milano. Mia madre Enza era maestra, mio padre Carmelo pugliese di nascita, appuntato di Pubblica Sicurezza. Poi venne assunto alla Isotta Fraschini, era il 1939. Avevo 15 anni e giocavo a pallone. Una fulmine, ma talmente magro che mi suggerirono di andare in palestra a mettere qualche muscolo. In effetti cadevo da solo in velocità, tanto ero leggero. Nel dopolavoro della fabbrica ne funzionava una, molto frequentata. Quando mi avvicinai la prima volta trovai uno con la faccia rotonda e rossa, sembrava Croc, era l’istruttore ma io non lo sapevo. Gli chiesi se in quel locale insegnavano a tirare pugni. Mi guardò abbastanza serio: “Figliolo non vedi? Non penserai che sia una rivendita di mentine. Vuoi provare anche tu?”. “No grazie, ho sbagliato” risposi. La notte non riuscivo a dormire. Pensavo se dovevo andare da quel tizio oppure scappare appena lo rivedevo. Il giorno dopo mi presentai e sull’attenti, chiesi di poter imparare a fare la boxe”.
Riprendo quanto mi raccontò Libero Cecchi, allora insegnante al dopolavoro “Isotta Fraschini”, che tenne a battesimo l’allora Walter Annichiarico, non come attore di teatro e cinema ma come pugile: “Nonostante fosse un grissino, possedeva una vitalità incredibile e parlava con tutti. Dovevo urlargli di tacere, altrimenti mi mandava in tilt i ragazzi. Trovava argomenti su qualsiasi cosa. Ma si applicava più degli altri. Alto un metro e ottanta, faticava a superare i 54 chili. Un Ghandi. Nei mesi successivi mise qualche muscolo, non troppi anche perché non stava mai fermo. Lo feci debuttare come peso gallo, poi passò nei piuma e come tale nel ’40 disputò i campionati lombardi giovanili e li vinse pure. Non andò mai agli assoluti, perché nel frattempo aveva iniziato a fare teatro o qualcosa di simile. Se non ricordo male, come ballerino, quelli di fila. Abitava in zona Garibaldi, ma si spostava sui Navigli, da quelle parti nascevano compagnie di rivista, dove oltre ai ballerini cerano pure le ballerine e Walter era molto attento all’altra parte delle mela. Una volta mi raccontò che aveva preso parte all’”Ora del dilettante”, credevo si trattasse di un torneo di boxe, invece era una selezione per la rivista. Sostenne quel provino all’Olimpia di Largo Cairoli, che non c’è più”.
Aveva qualità pugilistiche?
“Non era certo negato, portava colpi veloci e potenti, vinse parecchie volte per ko, si muoveva molto. Sapeva anche legare, non voleva farsi segnare in faccia. Ma quello che sconcertava era la sua inventiva. Già attore in palestra. Tra una pausa e l’altra andò avanti fino al ’42, mettendo assieme più di trenta incontri. Poi, dopo l’ultima “fantasia”, lo consigliai da amico di scegliere il teatro”. Accettò il mio consiglio, forse aspettava quell’invito, per dare sfogo alla vera vocazione.
Anche Libero Cecchi ha compiuto una bella carriera. Fondò una scuderia nell’immediato dopo guerra. Nel 1956 pilotò il peso gallo Mario D’Agata, sordomuto dalla nascita, al mondiale e dopo 14 anni nel ‘70, raggiunse lo stesso traguardo con Carmelo Bossi tra i medi jr. In trent’anni all’angolo, ha guidato centinaia di atleti, affiancato nell’ultimo decennio dal figlio Francesco. Solo per citare gli ultimi che hanno toccato traguardi notevoli ricordiamo Giancarlo Gabelli, Mario Vecchiatto, Carlo Duran, Paolo Curcetti e Renato Galli. Una volta ritiratosi condusse la “Pizzeria Cecchi” col figlio in via Porpora, non lontano dalla Stazione Centrale. Fumino come i migliori toscani, aveva un cuore d’oro.
“Quando invitavo Walter e il suo amico Grilli, quello che lo aveva portato in palestra, dovevo stare attento perché mi mangiavano anche le sedie. Per non parlare delle serate dopo la palestra. Mi raccomandavo di non frequentare cattive compagnie. E loro sai cosa rispondevano? “Maestro noi restiamo, lei è il nostro cavaliere”. Traduzione: al cinema o in qualsiasi altro locale, pagavo per tre. Benedetti ragazzi. Quante ne combinava il Walter. Una sera gli faccio fare i guanti con Sansone, un peso massimo niente male (nel 1945 a Novara divenne campione italiano dilettanti), ma ingenuo da non credere. A metà della ripresa salta la corrente, si resta al buio. Passano alcuni minuti e quanto la corrente torna, assistiamo ad una scena incredibile: Walter è attorcigliato alle corde come un salame. Un lavoro incredibile, nel più assoluto silenzio. Risata generale. Sansone il più sorpreso, viene accusato di essere l’autore del misfatto. Walter una volta “slegato” si mette in guardia per lavare l’onta. Sansone è talmente “plagiato” che comincia a pensare di essere stato lui. Ci vuole del bello e del buono per convincerlo dello scherzo. Non parliamo delle facce, quando combatteva. Anche gli avversari ridevano. Era un problema pure per l’arbitro, impreparato a tale situazione. Arrivai a promettergli cappuccino e brioche, se la smetteva. Durava una ripresa, poi ricominciava”.
Walter aggiunge qualche altra perla: “Una sera a Novara, il signor Libero, mi avvisa che l’avversario è piuttosto piccolo. ‘Vedi stare un po’ curvo, almeno all’inizio’. A quei tempi mica ci pesavano, andavano a occhio. In effetti era davvero più basso, diciamo sotto l’ascella. Salgo sul ring e quando l’arbitro ci chiama, mi rannicchio sotto l’asciugamano così bene che sembro più piccolo dell’altro. Mentre fa il fervorino, comincio a crescere fino all’altezza giusta, l’arbitro è sbalordito, incredulo della mia lievitazione in pochi secondi”.

Non solo pugni. Mi confida che molte delle storie passate sul palcoscenico sono nate durante le trasferte come pugile.
“Il “burino” alla partita di pallone, l’imitazione di Hitler e altre sono spuntate quando facevo disperare il signor Libero. La storiella del sottomarino nacque sul treno Milano-Lodi, dove la squadra andava a combattere. Mi ero attaccato alla maniglia dell’allarme e ripetevo pronto, ricevuto e passo, fra le risate dei compagni. Col tempo le perfezionai”.
Quella del rannicchiarsi era un’abitudine provata diverse volte. Lo conferma Cecchi: “Una sera al cinema, si presentò alla cassiera e con voce infantile, mostrando a mala pena la faccia, pagò mezzo biglietto. Così piegato se lo fece stracciare dalla maschera, talmente allibita che non ebbe il coraggio di replicare”.
Sono passati quasi 15 anni dalla sua scomparsa, e 23 dalla mia visita a Walter. In quell’occasione mi parve tutto normale. La lunga chiacchierata e la modestia dell’alloggio, lui che aveva soggiornato negli alberghi più lussuosi del mondo, che nel cuore degli anni ’50 ebbe il suo apogeo con Ava Gardner una delle star americane più amate.


A ripensarci, non avevo capito di godere dell’amicizia di un grande artista del palcoscenico leggero. Quello che la gente preferisce. Adesso capisco e lo ringrazio. Chissà che fine avrà fatto il mio libro con dedica. Ad un campione, dentro e fuori dal ring.

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#40 Gentleman

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Inviato 12 feb 2013 - 18:18

Se ne sta discutendo nell'apposito topic di chi sia stato il migliore fra i pugili italiani, siccome Duilio Loi riscuote consensi da molti

Visto che si parla di Amarcord mio nonno mi raccontava che da emigrante del sud l'aveva visto più volte combattere anche in svizzera ed era il suo pugile italiano preferito..sicuramente un campionissimo che ha incontrato tanti pugili molto forti (inutile ripetere l'elenco di salvador) divenendo campione mondiale giustissima la sua entrata nella Hall of Fame di tutti i tempi

Ho male allo stomaco quando oggi i top fighters non combattono contro i migliori (Oscar de la Hoya)


#41 Erik

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Inviato 05 mar 2013 - 21:53

Questo piu' che un articolo e' il frutto di una ricerca rubata in diverse serate passate tra le pagine di qualche documento del British Museum, credo che ci sia molta fantasia alla base e come tutte le leggende tramandate, il passaggio, spesso verbale le abbia arricchite e ingigantite e anche se la traduzione e' fedele (ovviamente dall'inglese e non dall'accadico) alcune testimonianze sono comunque arrivate ai giorni nostri...


"Il pugile imbattibile"

Circa 700 anni prima della nascita di Cristo, uno sport molto simile alla boxe moderna apparVe sulle rive della Mesopotamia, per l’esatezza a Ninive, non è dato di sapere chi l’avesse portato, ma ben presto nelle caserme reali dell’impero Assiro divenne parte dell’addestramento dei futuri capi di una nazione tra le più bellicose e guerriere che la storia ha tramandato
Le tecniche rudimentali di combattimento prevedevano colpi solo con le mani nude, per questo i principali Ekalli (i sergenti istruttori del periodo) dell’esercito impararono ad addestrare tutti i principi di sangue reale non solo al combattimento con la spada, al lancio del giavellotto e al combattimento sul carro da guerra ma anche al saper combattere a mani nude.

Ogni Rab Shake (comandante) si distingueva per le sue doti di combattente ed il sapersi battere con i pugni era un requisito fondamentale per avanzare nella carriera militare, purtroppo non è rimasto quasi nulla di quel modo antico di fare pugilato e tranne qualche reperto archeologico rinvenuto sulle rive del Tigri ai posteri non è stato tramandato nulla, quindi può essere che una leggenda tramandatosi nei millenni si sia ingrossata e ingingatita solo per il passaggio verbale, sembra però che un “pugile” assiro abbia combattuto e vinto in circa 10 anni qualcosa come 500 incontri, questo Joe Louis mesopotamico si narra avesse un peso sugli 80 kili, portasse i colpi più potenti con la mano che reggeva normalmente lo scudo (mancino ??) e fosse un terribile colpitore, ad ingrossare l’aura di imperitura leggenda da alcuni scritti si evince che fosse addirittura uno dei fratelli naturali di Assurbanipal (il re che porto gli Assiri al punto massimo della potenza).
Purtroppo il nome di questo “undefeated” non è arrivato ai giorni nostri e la leggenda potrebbe essere benissimo frutto di qualche cervello e qualche bocca in preda al latte fermentato di cavalla, un alcoolico che bruciava anche la paura di affrontare i cavalieri Sciti e Urartiani....
Tornando al nostro “Assirian Destroyer”, tutti i suoi match finivano con l’avversario al tappeto (anzi sarebbe più corretto dire a terra nel cerchio disegnato con la pece nera), naturalmente non esistevano rounds e intervalli, i match erano a oltranza, a tal punto che alcuni di essi finivano con il pubblico armato di torce per rischiare la notte fonda e permettere ai pugili di combattere vedendosi, a scanso di equivoci e per sgombrare eventuali illazioni, non esistevano avversari di comodo, molti di essi erano prigionieri di guerra e l’eventuale vittoria sarebbe stata sinonimo di vita, per chi non lo sapesse, era uso tra gli Assiri fare ai prigionieri di guerra due semplici esecuzioni, o lo scorticamento da vivi o la bollitura...quindi converrete che battersi era veramente una possibilità irrifiutabile...
Il nostro campionissimo era anche uno dei capi dell’esercito e stranamente per l’indole assira spesso risolveva le questioni con qualche tribù solo battendosi con il “campione locale” evitando spargimenti di sangue e terribili punizioni, quindi un grande sportivo ante-litteram

Di certo leggenda o meno, un record che parla di 500 match tutti vinti prima del limite fa rabbrividire solo a pensarci, altro che miglior pound-4-puond...
Sono sicuro che qualche manager o organizzatore che va per la maggiore venderebbe l’anima al diavolo per averLo, di sicuro c’è che se realmente esistito ..........lui diventa il mio personalissimo numero uno “all time”


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#42 Paolo

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Inviato 18 ott 2014 - 21:03

Rispondo alle osservazioni sull'articolo di Tiger Flowers. Il primo match con Greb fu una "no decision", come indicato nell'articolo. Nessuna vittoria ufficiale di Greb, dunque, tutt'al più una "newspaper decision" a lui favorevole. Quanto al secondo e al terzo incontro, la monumentale biografia di Greb scritta da Stephen Compton fa luce sui verdetti, a torto considerati ingiusti. La gran parte dei "ringside reports" aveva Flowers in vantaggio. Saluti.


"If they cut my bald head open they will find one big boxing glove. That’s all I am. I live it" (Marvelous Marvin Hagler)

#43 Erik

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Inviato 26 gen 2019 - 00:13

Mi ha chiesto BepiRos in un altro thread se ho visto combattere Horace Notice, si l'ho visto in una serata importante per la nostra boxe a Wembley, combatteva nel sottoclou della splendida vittoria di Kalambay su Herol Graham.

Era un buonissimo pugile, non era gigantesco, spesso infatti ha combattuto sotto le 200 libbre, peccato, perché si è ritirato quando era sul punto di affrontare i top britannici di categoria (Bruno e lo stesso Gary Mason), Lennox Lewis si sarebbe affacciato dopo nel 89, sulla potenza era sicuramente inferiore a due bomber sopra citati, però aveva una buona mascella ed era nettamente più rapido di gambe e di mani, a livello casalingo ha vinto tutto e stato campione britannico sia da puro che da pro e campione del Commonwealth (tra l'altro possiede la Lonsdale Belt personale in quanto ha difeso il titolo più volte), anche lui, come quasi tutti i colored sui ring di Sua Maestà in quel periodo, era diretto e protetto da Mickey Duff, mi sarebbe piaciuto vederlo competere con i top di categoria, ma ai tempi fu noto che il rischio per lui era la cecità, quindi stop alla carriera.

Posso anche dire, perché me lo ricordo, che dovevo andare a vederlo un altra volta Wembley, ma la stessa sera alla Royal Albert Hall c'erano Nigel Benn e Gary Stretch, andai a vedere loro….qualcuno dice che adesso è un gran momento per la boxe UK, forse non conosce bene la storia e la tradizione, non so quante città possono dire di avere avuto due distinti eventi nella stessa sera con pugili popolari sul ring, tornando a Notice, tutti i suoi match ripresi da telecamere (BBC o ITV) li posseggo, avevo un debole per altri pugili UK, ma anche lui non mi dispiaceva ...


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#44 TheExecutioner

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Inviato 26 gen 2019 - 01:20

Erik cosa pensi che avrebbe potuto fare Notice contro gli altri top britannici ? Credi che avrebbe potuto batterli ?

#45 Erik

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Inviato 26 gen 2019 - 14:42

Mettendoci anche Lennox Lewis, credo che avrebbe potuto battere Bruno (per la mascella di Frank), ma con Mason e lo stesso Lennox la vedo durissima, Mason è stato troppo sottovalutato, troppi problemi fisici e personali ne hanno tarpato la carriera, ma era una roccia con due cannoni nelle mani quando era al top. Lennox era di un'altra lega, i risultati e la straordinaria carriera parlano per lui. Tutti gli altri, anche arrivati subito dopo (Hide, Banjo, Oyebola, Akiwande, Welch), Notice li avrebbe messi in fila, come avrebbe potuto mettere in fila tutti i cruiser, visto che poteva con poco sforzo scendere nella categoria inferiore.

Io rabbrividisco solo nel vedere delle classifiche all-time in UK dove gli vengono antemposti pugili come Danny Williams e JL Gardner, Gardner dal vivo non l'ho mai visto solo in video, ma sono sicuro che sia lui che il buon Danny all'apice l'ultimo gong non lo sentivano ne con Notice, ne con Mason (altro sottovalutato nelle classifiche) 


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#46 bepiros

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Inviato 26 gen 2019 - 18:01

Mi fa un enorme piacere potere avere dei riferimenti documentati così chiari su pugili che ho sempre seguito, ma solo virtualmente, negli anni '70 e '80, leggevo le notizie in boxerama che a volte dava anche una sorte di piccola cronaca sui match inglesi o nell'ultima pagina, sempre di boxering, con l'archivio dei match che si erano svolti nel mese dandone i risultati, potrei diventare per te, Erik, una specie di stalker tanti sono i pugili di quel periodo di cui vorrei chiederti impressioni, in Inghilterra in quel periodo anche nei medi c'erano tra i pugili di prima ma anche tra quelli di seconda fascia personaggi di cui si dovrebbe parlare. Ma tornando ai massimi, mi piacerebbe sapere se hai mai avuto testimonianze di inglesi riguardo il match che Bepi Ros fece con Bugner per l'europeo.


Modificata da bepiros, 26 gen 2019 - 18:02.


#47 Erik

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Inviato 27 gen 2019 - 14:17

No Bepi, io ho cominciato a frequentare l'Inghilterra all'inizio degli anni 80 e per lavoro dal 1982, del match del Bepi nazionale non ho sentito nulla, anche perché il suo avversario (Joe Bugner) non era amatissimo in patria, perlomeno, era rispettato, ma non idolatrato come sir Henry. Per quelli con la puzza sotto il naso era "un profugo ungherese", che ha goduto di buona stampa e pubblicità solo ai tempi dei match mondiali con Ali, per assurdo, uno come Richard Dunn, molto più scarso di Bugner, ma puro British ne ha avuto altrettanta, lo stesso Joe quando ha potuto, infatti ha mollato tutto ed è emigrato in Australia, diventandone anche cittadino.

 

Bepi, non è mica stalkerare, anzi, mi fa piacere, non li ho visti tutti, però in quel periodo (da Sibson vs Minter) un po' di riunioni UK live le ho viste, quindi sono a disposizione più che volentieri 


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#48 bepiros

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Inviato 29 gen 2019 - 11:47

….qualcuno dice che adesso è un gran momento per la boxe UK, forse non conosce bene la storia e la tradizione

Per esempio la sera di un martedì 24 novembre 1981, ci fu la difesa dell'europeo di Tony Sibson contro il nostro Cirelli, gran match da parte del nostro pugile, nella stessa riunione combatterono: Boza Edwards, Colin Jones, Ken Buchanan, Honeyghan, Mark Kaylor e Nicky Wilshire. Non so se tu eri lì me lo auguro per te, ma sicuramente ne avrai viste di altrettanto ghiotte.



#49 Erik

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Inviato 29 gen 2019 - 13:49

Non c'ero, però ricordo benissimo la grande prestazione di Nicola (che magari non sai ma per qualche anno ha frequentato questo forum), tra l'altro mi accomuna un bel ricordo proprio a Nicola, lo avevo visto a Milano vincere per ko ma faticando di brutto con uno dei tanti giamaicani di Mickey Duff, Glenn McEwan, a fine match mi sono avvicinato e gli ho fatto i complimenti, mi aveva fatto una carezza ringraziando, anni dopo su questo forum glielo ricordai, quando seppe che sarei stato a Roma come inviato di Fightnews per Nelson vs Cantatore volle a tutti i costi incontrarmi e abbraciarmi.

Colin Jones e Mark Kaylor li ho visti la prima volta proprio nel sottoclou di Sibson-Minter a Wembley, Honeyghan l'ho visto subito dopo la conquista dell'Europeo e contro Bumphus (non ricordo se a Wembley, dovrei controllare).

Non le ho mai contate, ma credo che una quarantina di riunioni in giro per la Gran Bretagna le ho viste, grandi eventi che mi ricordo bene, sono il secondo match tra Eubank padre e il povero Watson nello stadio del Tottenham, sempre Eubank contro Gary Stretch, Benn contro Wharton, G-Man e il nostro Nardiello, a Londra non mi manca nessuna Location (a parte il nuovo Wembley), in tutti gli altri posti, dall'Elephant & Castle, alla Yok Hall, da Wembley alla Royal Albert Hall ho potuto vedere match, fuori Londra sono stato a Manchester, Bolton e Nottingham (per il Cobra un paio di volte), fino al 95 ho avuto la possibilità di andarci spesso per lavoro, poi la vita cambia, il lavoro e altro e ho diradato le visite, anche se qualche bella toccata e fuga non me lo sono fatta mancare, adesso è qualche anno che non ho l'occasione, penso sia dal re-match Froch-Groves, dovrei guardare perchè forse Haye con De Mori è dopo.

Se però devo parlare di un evento memorabile, non tanto per i match (anche se sono state 10 ore di boxe) e al Millenium di Cardiff per Calzaghe, Maccarinelli e poi un nugolo di promesse (molti arrivati al top), veramente una festa grandiosa, pullman, famiglie, moltissimi bambini, musica, una Woodstock pugilistica....

Sono stato al Caesar Palace e al Madison in vita mia, ma la pelle d'oca come quel pomeriggio/sera notte lo ricordo ancora..... 


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#50 TheExecutioner

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Inviato 29 gen 2019 - 14:33

Fai il giornalista sportivo Erik ?

#51 Erik

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Inviato 29 gen 2019 - 16:16

Fai il giornalista sportivo Erik ?

 

No, solo passione quando avevo tempo, ho scritto per qualche anno su Mondoboxe, su Boxenet e su Fightnews per i report dall'Italia e occasionalmente anche per altri paesi, per non confonderti, in Inghilterra ci andavo perchè ho lavorato per quasi 13 anni per una multinazionale delle telecomunicazioni con la sede tecnica dei corsi vicino a Londra 


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#52 TheExecutioner

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Inviato 29 gen 2019 - 21:19

Ho capito. Beh in ogni caso hai avuto il privilegio di assistere a grandi riunioni e respirare da vicino l'aria della grande boxe. Ti invidio parecchio :)

Modificata da TheExecutioner, 29 gen 2019 - 21:19.


#53 SharpShooter

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Inviato 09 feb 2019 - 00:09

Si anche io ti invidio molto, mi piacerebbe tantissimo vedere una riunione grande in qualche posto storico in UK o USA, spero di potere al più presto.

#54 Erik

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Inviato 09 feb 2019 - 00:12

Si anche io ti invidio molto, mi piacerebbe tantissimo vedere una riunione grande in qualche posto storico in UK o USA, spero di potere al più presto.

 

Il minimo che possa fare è augurarti di soddisfare questo desiderio !!


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#55 Erik

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Inviato 09 feb 2019 - 00:24

Questo è uno dei tanti ricordi di quel periodo

 

 

Immagine allegata

  • benn.jpg

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#56 bepiros

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Inviato 09 feb 2019 - 00:31

Benn ed Eubanks, mica male, chi preferivi?

#57 magic man

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Inviato 09 feb 2019 - 09:43

Preferiva Benn :)

"Prima di tutto vennero a prendere gli zingari, e fui contento, perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei, e stetti zitto, perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti, e io non dissi niente, perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me, e non c'era rimasto nessuno a protestare" (Martin Niemöller)


#58 Erik

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Inviato 09 feb 2019 - 13:47

Preferiva Benn :)

 

:notworthy:  :notworthy:  Assolutamente !!

 

Io, come 9 inglesi su 10 !!!

 

se devo fare un elenco di 10 pugili British per cui ho tifato, non penso che Simply the best ci sia, anche se riconosco che faceva delle cose sul ring che altri neanche si sognavano di pensare 


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#59 Erik

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Inviato 12 feb 2019 - 11:16

 

 

in Inghilterra in quel periodo anche nei medi c'erano tra i pugili di prima ma anche tra quelli di seconda fascia personaggi di cui si dovrebbe parlare

 

Bepi, di chi parli, sono abbastanza curioso, in quanto ho sempre avuto un occhio di riguardo proprio per la categoria .....


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#60 gianca

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Inviato 12 feb 2019 - 18:44

Per i pesi medi inglesi ricordatevi della discussione "I Migliori Pesi Medi".


Oh! Capitano, mio Capitano, il tremendo viaggio è compiuto (...) Ma o cuore, cuore, cuore,O stillanti gocce rosse. Dove sul ponte giace il mio Capitano.Caduto freddo e morto. O Capitano, mio Capitano, levati e ascolta le campane.Levati, per te la bandiera sventola, squilla per te la tromba;Per te mazzi e corone e nastri; per te le sponde si affollano;Te acclamano le folle ondeggianti, volgendo i cupidi volti.(...) Il mio Capitano tace: le sue labbra sono pallide e serrate(...);La nave è ancorata sicura e ferma ed il ciclo del viaggio è compiuto.Dal tremendo viaggio la nave vincitrice arriva col compito esaurito,Esultino le sponde e suonino le campane!Ma io con passo dolorante passeggio sul ponte, ove giace il mio Capitano caduto freddo e morto. (W. Withman)  :birgsal:

 

 

 

 





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